sabato 11 aprile 2020

Piemonte, i contagi non scendono

Coronavirus in Piemonte, i contagi non scendono: “Ecco chi sono i nuovi malati”

Altri 104 morti in Piemonte, il totale sale a 1487. E 741 contagi che si sommano ai 14. 671 calcolati giovedì. Questo l’ultimo bollettino regionale. Ma chi sono i nuovi malati di Covid-19? Al momento dietro ai numeri diffusi giorno per giorno dall’Unità di crisi regionale non esiste una casistica precisa.
Un’analisi prova a farla Giovanni Di Perri, responsabile Malattie infettive all’Amedeo di Savoia di Torino. «Due su dieci sono medici, infermieri e operatori sanitari. Tre hanno tra i 60 e i 70 anni. Tutti gli altri, salvo eccezioni, sono più anziani». Si tratta di casi successivi al lockdown? Difficile dirlo: «Sicuramente diversi malati sono stati inseriti tardivamente nella gestione ospedaliera. È probabile che abbiano contratto il virus diverse settimane prima di essere stati sottoposti a un tampone», spiega il virologo.
Che aggiunge: «Inizialmente la gestione dei sintomatici è stata effettuata quasi esclusivamente per via telefonica: il paziente contattava il 118, diceva che non stava bene e si sentiva rispondere di rimanere a casa. Ecco: chi è sopravvissuto a questo sistema oggi o è guarito oppure è in ospedale».
Non mancano poi i nuovi infetti, uomini e donne che di coronavirus si sono ammalati senza mai lasciare la propria abitazione. «È stato il destino di chi si è trovato a condividere la quarantena con soggetti già contagiati. Una conseguenza inevitabile delle restrizioni, che non va però giudicata come un errore: questa scelta ha in ogni caso ridotto il diffondersi del virus, specialmente tra le regioni centro meridionali».
E in Piemonte? «Qui il contagio è evidentemente ancora in crescita. E lo si evince dal numero dei decessi, che resta il parametro più affidabile». Di Perri parla di un punto di vista «derivativo rispetto alla Lombardia». Vale a dire che quel che succederà tra una settimana nella nostra regione, sta succedendo ora dalle parti di Milano.
«La diffusione del virus sta calando soltanto nelle provincie orientali. Vanno meglio quelle di Cuneo e Torino. Soffre ancora, invece, quella di Alessandria proprio per la maggiore vicinanza territoriale alla Lombardia».
Tradotto: chi è stato investito per prima dal coronavirus, ancora oggi sconta i problemi maggiori. Si sarebbe potuto fare di più per proteggersi? «Le indicazioni di Oms e Iss non sono state sempre puntuali».
Un esempio? «Ci sono volute settimane per dire che se il personale entra in una stanza, dove è presente un caso positivo, bisogna indossare una mascherina filtrante. Così dalle Rsa, inizialmente trascurate, adesso saltano fuori numeri che tutti ormai conosciamo. Succede in Piemonte, ma anche in Lombardia e buona parte della Francia».
Ora ci si prepara a una riapertura graduale di fabbriche e attività commerciali.
Un errore? «No, è una strada percorribile se si rispettano regole precise. Chi produce ed esporta può essere seguito con screening e immissioni dei soggetti sani in un circuito chiuso: basta usare i test anticorpali. Le attività frontali, invece, devono essere protette con tutte le dotazioni possibili ad iniziare dalle mascherine».
Un ruolo fondamentale lo dovranno svolgere anche i clienti: «Serve responsabilità. Chi sta male deve restare a casa. Dobbiamo abituarci a una convivenza non breve con il coronavirus. Perché la vera soluzione arriverà soltanto con il vaccino».
Coronavirus in Piemonte, i contagi non scendono: “Ecco chi sono i nuovi malati”

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